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Bright assieme a due colleghi del team cura del verde

L’inclusione sociale attraverso il lavoro, dopo il periodo buio della detenzione. Bright, 28 anni, nigeriano, oggi è un uomo nuovamente libero. Ha finito di scontare la sua pena per un reato commesso alcuni anni fa. Dopo aver trascorso un periodo in Villa Vescova a Brendola, struttura di Caritas Diocesana Vicentina che offre a persone in misura alternativa al carcere residenzialità e progetti di reinserimento socio-lavorativo, da circa un anno Bright è assunto in Coop 81, precisamente nel team cura del verde.

Ogni giorno lavorativo parte con la sua bici con pedalata assistita da Montebello Vicentino, dove abita, per essere poco prima delle 7 in Fattoria Sociale Massignan a Brendola, dove si trovano magazzino e mezzi della squadra del verde, e unirsi ai colleghi per raggiungere le destinazioni presso le quali dovranno operare.

“Avevo già svolto lavori di giardinaggio in Villa Vescova, dove avevo acquisito un po’ di esperienza – racconta –. In Coop 81 mi trovo molto bene, è un lavoro che mi piace, tanto che ho già svolto i corsi per la guida dei mezzi meccanici e per l’utilizzo della motosega, del decespugliatore e del potatore. Non ho una particolare predilezione per un incarico o un altro, mi piace svolgere un po’ tutte le mansioni che devono saper fare gli addetti di questo settore della cooperativa, ma lavoro anche nel reparto assemblaggio quando serve“.

L’impegno di Bright è certificato dalle parole di Manuel Dulmieri, il caposquadra: “Si è inserito molto bene e siamo contenti del suo impegno. Con lui parliamo non solo di questioni lavorative, ma anche di vicende personali, come la difficoltà di ottenere la residenza o di trovare una nuova abitazione in cui vivere”. “Vorrei cambiare casa – conferma Bright –, ma pur avendo un lavoro e il permesso di soggiorno faccio fatica a trovare la disponibilità di un alloggio”.

“Non è la prima volta che accogliamo in cooperativa persone che hanno concluso un periodo di detenzione – conclude la presidente Milena Targon –. Riteniamo sia giusto, come d’altronde prevede il nostro statuto, offrire loro l’opportunità di un reinserimento sociale. Noi lo facciamo attraverso il lavoro, che rappresenta un’indispensabile base di partenza per rimettersi in gioco, a cui si deve aggiungere la buona volontà del lavoratore”.